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11/08/08

Concerto per la solennità dell'Assunzione dai Padri Domenicani di Venezia


Basilica dei PP. Domenicani

SS. Giovanni e Paolo

Venezia


CONCERTO PER MARIA
in una serata d'estate
venerdì 15 agosto 2008
ore 21

canto di antifone
musiche per organo e violino
su temi mariani















eseguiti da
Francesco Zane
Andrea Gioieni
Dario Coppola





Programma

O. Ravanello (1871-1938), 

Allegro giusto dalla Sonata in Re minore
(per organo solo)

Alma Redemptoris Mater (per voce solista)


A. Vivaldi (1678-1741), 
Preludio dalla Sonata in Do minore op.2 n.7
(per violino e organo)


Ave Regina Caelorum (per voce solista)


A. Vivaldi, Allemanda dalla Sonata in Do minore op 2 n.7
(per violino e organo)


Regina Caeli (per voce solista)


A. Vivaldi, Corrente dalla Sonata in Do minore op.2 n.7
(per violino e organo)


Ave Maria (per voce solista)


M. E. Bossi (1861-1925), Ave Maria op.104 n.2 (per organo solo)


Inviolata (responsorio per voci soliste e in coro)


J. Arcadelt (sec. XVI), Ave Maria (per violino e organo)


Sub tuum praesidium (per voce solista)


C. Saint-Saens (1835-1921), Ave Maria (per violino e organo)

Salve Regina (per voce solista e organo)

Francesco Zane
Organista titolare della basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia. Organista titolare del santuario di Borbiago di Mira. Organista della chiesa di San Michele a Prozzolo di Camponogara, della chiesa di San Lio a Venezia, per la Pastorale per il turismo di Venezia. Organista onorario della chiesa luterana di Venezia. Consulente artistico per l'Asac cori.


Andrea Gioieni
Diplomato in violino con il massimo dei voti al Conservatorio "Benedetto Marcello" di Venezia. Ha suonato come spalla sia con l'orchestra del Conservatorio, in concerti eseguiti al Teatro La Fenice e al Mozarteum di Salisburgo, sia in formazioni cameristiche. Ha lavorato nei primi violini del Teatro la Fenice di Venezia.


Dario Coppola
Nato a Torino, ha frequentato gli studi alla Facoltà Interreligiosa degli Studentati Teologici di Torino, a S. Marco di Firenze e allo Studium filosofico S. Tommaso d'Aquino di Chieri affiliato alla Pontificia Università San Tommaso di Roma, proseguendo all'Istituto Superiore di Scienze Religiose a Torino. Dal 1980 al 2007 ha svolto il servizio di organista-cantore titolare e direttore delle assemblee liturgiche a Torino (Madonna delle Rose), a Firenze (San Marco) e Chieri (San Domenico). 
Dal 1997 al 2007 ha diretto la corale della parrocchia Madonna delle Rose di Torino. Dal 2007 ha suonato nella chiesa del Monte dei Cappuccini di Torino, nella cappella del CTO di Torino e collabora ancora, come direttore dell'assemblea e organista-cantore, con la parrocchia San Giorgio Martire a Torino.

10/08/08

Le nostre pagelle: la voce di Gesù Adolescente

Nella chiesa di Gesù Adolescente, si può partecipare a una celebrazione liturgica tranquilla, senza troppi scossoni, almeno finché l'animatrice del canto non interviene! Da quel momento, alcuni tra i fedeli più sensibili saltano dalle panche, altri si guardano sbigottiti: perché? per il volume della voce! Chi anima il canto, soprattutto se ha una voce discreta come in questo caso, non mangi il microfono in modo da far distorcere il suono diffuso da tutti gli amplificatori! Quella voce, essendo la porta centrale della chiesa aperta, raggiunge gli isolati vicini e obbliga all'ascolto anche chi non vuole proprio ascoltarla... Chi anima l'assemblea non deve cadere nell'esibizionismo, pur dovendo esibirsi... ma non lo faccia notare troppo, insomma senza forzature. Si rispetti la velocità del ritmo indicato per i canti, altrimenti tutto si trasforma in una nenia assordante.
Ottima la scelta dei brani organistici che accompagnano sapientemente l'azione liturgica.
Il presidente celebra in modo semplice e procede con attenzione pastorale, senza troppi cambiamenti nelle sue scelte.
Voto: 6=

Le nostre pagelle: alti e bassi a San Carlo

Quando il presidente, celebrando la liturgia, accentra su di sé l'attenzione, c'è uno sbilanciamento dell'azione liturgica che è, per definizione, azione del popolo! Soprattutto se ciò avviene con autoritarismo (per nulla autorevole), che serve solo a nascondere una scarsa conoscenza della costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium.
E' davvero molto fastidioso vedere un presidente "padre-padrone", che copre con la sua voce, non così sicura e perfetta, il cantore di turno che , nel nostro caso, non sempre è intonato al punto giusto. Peggio è vedere il presidente lanciare occhiate feroci ai lettori, o agli organisti o ai cantori, anche quando tutto nella realtà è ancora accettabile: così la celebrazione si trasforma in un pasticcio liturgico.
Ottima iniziativa, invece, è far proclamare le preghiere dei fedeli dall'assemblea! Le intenzioni non devono mai essere lette, o formulate, dal presidente, il quale ha altri spazi e non deve prevaricare su quelli dell'assemblea. Buono, talora ottimo, l'accompagnamento degli organisti, purtroppo penalizzato solo dalle direttive del presidente che non si rende affatto conto della giustezza dei volumi e delle tonalità dei canti (sempre troppo alti o troppo bassi solo per lui) in proporzione all'effettivo canto dell'assemblea.
Tutto questo avviene, ultimamente, nella chiesa di San Carlo di Torino.
Voto: 5-

08/08/08

Le nostre pagelle: a Superga solenne sobrietà


La Basilica di Superga è sontuosa, il bianco organo a canne settecentesco è un gioiello... le celebrazioni liturgiche sono sobrie, anche se dipende molto dal presidente... Molto accogliente e discreto è lo stile liturgico del padre superiore, ad esempio, che mostra anche un buon gusto musicale. L'animazione della liturgia è popolare e senza sbavature, per nulla appariscente. La collocazione dell'organo sovrastante il presbiterio permette una partecipazione maggiore dell'organista alla celebrazione e un contatto col coro collocato di fronte.
Non aggiungiamo altro in questo nostro giudizio già così esauriente.
voto: 7

05/08/08

Le nostre pagelle: La TV a Maria Ausiliatrice


Anche, e soprattutto, nella Basilica Maria Ausiliatrice non mancano le celebrazioni eucaristiche ad agosto. Alle 21 il santuario vede ancora, nonostante il periodo delle vacanze, una buona partecipazione.

L'assemblea è trattata con particolare riguardo: schermi giganti campeggiano ovunque e trasformano l'antico, e sempre nuovo, rito in un prodigio tecnologico! Con tanto di zoomate e spostamenti della macchina da presa, non sempre riusciti... Questo tocco mediatico non è da noi particolarmente apprezzato... ricorda - sia pure alla lontana - l'utilizzo dei fiori finti o delle candele elettriche, cioè offuscano la verità dei segni; ci sarebbe però un'utilità in questi strumenti che permettono di far vedere quanto avviene sul presbiterio, sempre se ciò fosse fondamentale: l'importante non è vedere o farsi vedere, ma celebrare, rendere presente! Gli attori di queste azioni liturgiche sono consapevoli di tali supporti che aumentano visibilmente la loro fierezza e purtroppo, conseguentemente, il distacco con il resto dell'assemblea, tuttavia senza grossolane esagerazioni.

Note dolenti sono quelle emesse, talora, da chi dirige il canto assembleare. Davvero molto buono, e - a mio giudizio - raffinato, è l'accompagnamento organistico dei canti. Il ritornello del salmo viene giustamente cantato (meglio sarebbe anche cantillarne i versi); ci sia concesso - invece - un solo appunto: l'Amen della grande dossologia va cantato... è la risposta più importante di tutte nell'eucaristia! se si cantano tutte le altre parti rituali non ha senso recitare quell'Amen, soprattutto quando l'assemblea risponde discretamente.

Qualche questuante potrebbe essere un po' più discreto evitando di guardare basito chi non vuol dare un'offerta ed è libero di farlo.

Voto: 6+

04/08/08

Le nostre pagelle: Angeli Custodi all'unisono


La chiesa dei Santi Angeli Custodi ha un pregio: è una di quelle chiese che offre a Torino la possibilità di celebrare l'eucaristia alle 21. Sì, perché tutti celebriamo l'eucaristia... un conto è celebrare, un altro è presiedere la celebrazione (su questo meditino tanti presidenti...).

Purtroppo, anche in questo caso, l'animazione liturgica è molto scarsa nella qualità. Pessima abitudine è, da parte del presidente, svolgere anche il ruolo di cantore, specialmente se l'intonazione è incerta e il timbro della voce è cacofonico: non c'è cosa più penosa dell'ascoltare un cantore calare, e sbagliare gli intervalli musicali. Il tutto risulta ancor più grave se l'organista non è all'altezza della situazione... L'unica altezza, ai Santi Angeli, è la collocazione dell'organo, un prezioso strumento in questo caso ridotto quasi all'utilizzo di una fisarmonica o di un'armonica a bocca. Quando l'organista non fa errori, cosa rara, accompagna all'unisono i canti, anche quelli notissimi a tutta l'assemblea. Se c'è una funzione dell'organo, insostituibile, è la possibilità di fare ascoltare delle armonie, anche virtuose (come sanno fare a Torino altri organisti) che possono davvero aiutare a pregare. Qui l'unica preghiera possibile è il silenzioso invocare nella speranza che questi suoni striduli e stridenti finiscano presto.
voto: 4

28/07/08

Le nostre pagelle: i canti del Monte.

Inauguriamo la serie di post di questo canale, dopo una lunga riflessione.

In questo anno pastorale, che si è appena concluso, abbiamo avuto modo di girare per chiese..., diverse chiese di Torino e dintorni. A queste dedicheremo a turno un nostro commento.

Dopo oltre 25 anni di onorato servizio di animatore musicale della liturgia, con moltissimi apprezzamenti e riconoscimenti dai competenti (e sono solo questi che considero veri) ma anche dagli altri, desidero esprimere qui il mio pensiero, che ritengo anche autorevole, senza falsa e ipocrita immodestia: la modestia è cosa seria e, talora, viene evocata e chiamata in causa proprio da chi non l'ha mai conosciuta; ne ho vista davvero, ad esempio, poca fra gli animatori ai quali qui mi riferisco, anche se religiosi o sacerdoti; d'altronde, non si diventa immodesti soltanto perché si è consacrati o si è ordinati.
Desidero esprimere il mio pensiero - dicevo - sulla qualità di alcune celebrazioni, alle quali ho partecipato e - ahimé - ho dovuto talvolta anche collaborare; questo perché ci sono molti sedicenti esperti convinti di sapere far bene un servizio che, in realtà, svolgono malissimo.


Ci sono delle situazioni, in alcune chiese importanti di Torino, che definire imbarazzanti è semplicemente eufemistico: ad esempio, al Monte dei Cappuccini, l'animazione musicale è spesso condotta, per quanto riguarda il canto, in modo sguaiato e lamentoso dal frate animatore responsabile incaricato (decisamente migliore è la gestione musicale e liturgica dell'attuale superiore o di altri frati), e - mi sia concesso - anche poco intelligente nelle scelte di fondo: la scelta dei canti non avviene secondo le reali possibilità esecutive della già sparuta assemblea! Anche i draconiani richiami al silenzio, le occhiate infastidite o sarcastiche (a volte ancor prima che avvenga qualcosa), o le osservazioni all'organista di turno che deve introdurre seguendo i rigidi e inappropriati schemi mentali del suddetto cantore, sembrano talora un abuso autoritario (ma per nulla autorevole), e contribuiscono a evidenziare il protagonismo dell'animatore, che risulta, già di per sé, cosa poco gradita.

Un solo esempio di scelte discutibili operate: non si deve abusare dell'annuncio del numero del canto! Triste, e finalizzato all'esibizione (non certo di una qualità ma di una quantità sprecata degli interventi... che distolgono dalla preghiera), è questo metodo che, paradossalmente, svia dal senso della celebrazione. "Cantiamo l'inno della tua gloria:... Cantiamo il Santo num. 5". Altro è ricordare i numeri del canto d'inizio e di comunione, sempre discretamente... Ma i canti rituali sono parte del rito, il cui ritmo non va spezzato con interruzioni di dubbio gusto, talora anche sgrammaticate, e soprattutto di poca utilità, se si pensa anche che il testo del Santo è pressoché sempre il medesimo o quasi... E, se il motivo musicale non è conosciuto, a poco serve annunciarne il numero, perché il problema non è il testo! Lo stesso dicasi per il Gloria, l'Agnello di Dio, etc.
Non possiamo, perciò, che attribuire un'insufficienza piuttosto grave. Migliori sono, invece, le liturgie animate, con molta umiltà, dall'attuale padre superiore, che - peraltro - è un musicista.
voto: 4/5

17/02/08

Chi è stato ODO CASEL ( dalla voce enciclopedica scritta da Aldo Cairo per Wikipedia)

Odo Casel
(Cobienz - Lützel, 1886 - Badia di Santa Croce di Herstelle, 1948),
monaco benedettino, teologo liturgista.
Entrò nell'Abbazia di Maria-Laach nel 1905; fece la professione perpetua nel 1907; fu ordinato sacerdote nel 1911; si laureò in filosofia a Bonn nel 1919, discutendo la dissertazione De philosophorum graecorum silentio mystico, e a Roma in teologia, discutendo una tesi sulla Eucaristia in san Giustino. Morì improvvisamente, il mattino di Pasqua del 1948, lasciando ai discepoli e agli esperti in liturgia la possibilità di attuare le sue scoperte e intuizioni teologiche espresse soprattutto nei quindici volumi dello Jarbuch für Liturgiewissenschaft da lui edito.
Indice[nascondi]
1 Pensiero
1.1 Il mistero del culto cristiano
2 Opere
2.1 Pubblicazioni fino al 1948
2.2 Opere postume
3 Bibliografia


Pensiero
La figura di Odo Casel si colloca in un periodo culturale segnato da novità fragorose:
da un versante, vi sono le teorie dell'evoluzionismo positivistico e delle scienze storico-critiche che condizionano l'ambiente teologico, fatta eccezione per la Scuola di Tubinga, e contribuiscono allo sviluppo della critica storica e dell'esegesi;
dall'altro versante, troviamo il Romanticismo tedesco e, in filosofia, l'Idealismo, nonché la commistione fra i due movimenti culturali che genera l'Idealismo romantico.
In ogni campo della cultura teologica si genera perciò una crisi. Per la teologia cattolica, la risoluzione dei problemi si esprime in una svolta, in cui l'interesse si concentra su due temi:
la Rivelazione
la Chiesa.
In Germania, il clima è più conciliante e il dialogo con le nuove correnti culturali è più vivo, nonostante la condanna al Modernismo di Pio X nell'enciclica Pascendi del 1907. In teologi quali Romano Guardini e Karl Adam, ad esempio, troviamo l'influsso della filosofia di Max Scheler e della Scuola di Tubinga. In sostanza, questi teologi affermano la centralità della fede cristiana come esperienza vitale, e non come semplice pensiero intellettuale, e la coscienza che la vita della fede si realizzi in una dimensione comunitaria che è essenziale.
Odo Casel esprime questo pensiero parlando del ritorno al mistero, attraverso un superamento dell'individualismo di stampo liberale ottocentesco. Il clima che seguì la Grande Guerra contribuì alla nascita del movimento liturgico e di quelli biblico e patristico. Proprio nel movimento liturgico vanno inquadrati l'apporto di Casel e quelli di Guardini, Jungmann e Bouyer. Casel, in particolare, vide oltre la pietà individualistica, o privata, la necessità di riscoprire le origini del mistero della Chiesa, partendo dal termine ecclesia che significa convocazione di un'assemblea viva. Il pensiero caseliano determina reazioni diverse, dall'ammirazione e dalla discepolanza, come nel caso di Burkhard Neunheuser, alle critiche benigne o severe. La notorietà del teologo raggiunge così gradualmente i vertici. Bouyer dirà che il nucleo centrale della Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium è il medesimo dell'insegnamento di Dom Odo Casel.

Il mistero del culto cristiano
Il mistero del culto cristiano (titolo originale: Das christliche Kultmysterium) è certamente il capolavoro di Dom Odo Casel. In questa nostra sintesi, ci siamo avvalsi della quarta edizione, tradotta in italiano, dell'opera. Questa edizione si distingue dalle precedenti. L'autore aveva diretto i lavori per l'uscita della terza edizione del 1948 (anno della morte del teologo), che riscosse successo, secondo Neunheser; proprio questi, il discepolo di Casel, curò la quarta edizione, aggiungendo materiale inedito lasciato dal maestro e aumentando l'opera di due capitoli (L'essenza del mistero e La Chiesa come comunità misterica) all'interno di una seconda parte intitolata Dalla pienezza del mistero di Cristo.
La prima parte dell'opera, il corpus del pensiero caseliano, inizia con l'analisi dell'esigenza di un recupero (Il ritorno al mistero) , nello spazio e nel tempo, in cui si attua la storia della salvezza; Casel spiega poi l'origine del 'mistero' (Il mistero del culto nel Cristianesimo, Misteri antichi e misteri cristiani); l'autore dimostra infine come il termine 'mistero', nella riscoperta accezione, sia esso stesso rivitalizzatore e la chiave di lettura di tutta la storia della salvezza, il termine medio fra Dio e l'uomo e, quando s'intende con 'mistero' il mistero del culto cristiano, allora il termine è l'altra faccia della stessa liturgia.
Casel parla di continua trasformazione fisica del credente, che avviene per il 'mistero' e in esso. All'uomo è dato di vivere nel 'mistero', di conoscerlo (in un certo velato modo), immettendosi nella sua azione salvifica che si attua, perpetua e rinnova nella liturgia (attraverso l'anno liturgico, in ogni giorno liturgico, nella liturgia delle ore).
Il termine 'mistero' è servito a indicare i segreti culti degli antichi greci e quelli ellenistici. Soprattutto i culti ellenistici consentono agli iniziati un legame intimo che perdura oltre la morte promettendo una vita felice nell'iniziazione, celebrazioni e consacrazioni segrete, azioni cultuali (dròmena), detti sacri (legòmena), simboli e formule criptici con cui si riconoscono gli iniziati, oggetti sacri contenuti nel canestro sacro (cista mystica), silenzio. In questo retaggio culturale, si innesta il linguaggio platonico dell'allegoria. Sui simboli, passati così in rassegna, si basa la mistagogia e afferma Casel: "La teologia mistica rimane sempre in qualche modo collegata col culto, perché non vuole essere una pura astrazione, ma via verso la divinità. Teologia e teurgia si danno la mano nel mistero".
La civiltà romana, molto pragmatica, non aveva in sé, né conosceva, il concetto di mistero, in luogo del quale ricorreva a quello di 'devotio' che, dal canto suo, indicava il giuramento militare e racchiudeva una forte dose di sacralità; così tende a profilarsi nella cultura romana il concetto di 'sacramentum': questo termine viene storicamente sempre più a legarsi con quello di 'mistero'.
San Paolo con la parola 'mistero', trapiantata quindi nel Cristianesimo, intende realtà che non sono accessibili all'intelletto dell'uomo, le quali si possono conoscere solo tramite rivelazione, cioè se Dio dona la propria luce di conoscenza all'uomo. Solo Dio perciò dà all'uomo, elevandone intelligenza e volontà attraverso la fede, la possibilità di intendere il mistero. A tale concetto, si associano espressioni quali agape, eros. Casel dice "Il mistero cristiano è essenzialmente Rivelazione": appare perciò nel "mistero" cristiano un 'kyrios', un Dio rivelato ('epifanìa'). Il culto misterico è così il mezzo con cui l'atto primitivo nuovamente può diventare 'realtà' e sorgente di salute-salvezza ('salus'). Chi vi partecipa, costituisce, in forma di rito, quella realtà, l'azione salvifica primitiva del Kyrios, il Signore Gesù, espressa simbolicamente. La pienezza della Rivelazione, Gesù Cristo, è il 'mistero' più elevato: è il 'Mistero' con la M maiuscola. Tramite il 'mistero', il 'Mistero' stesso (cioè Cristo) vive e agisce nella e con la sua Chiesa. Questa, che vive di fede, non può ricevere la grazia del 'sacramento-mistero' senza la fede. Ed ecco che il mistero è il 'mistero-della-fede'; quando la fede si trasformerà in visione beatifica, il velo del mistero cadrà e potremo vedere in sé la realtà divina; pertanto, questo velo è necessario sulla terra, permettendoci di rendere presente Dio, grazie alla sua preziosa tessitura di simboli, per usare un'immagine di Casel.
Il 'Mistero', che è Cristo, è il vero liturgo, il vero tabernacolo di Dio. Ma Cristo senza la Chiesa sarebbe come un Sacerdote senza comunità. Ecco il valore della comunità, al servizio di Dio, che si esprime in un'azione simbolica, tramite mediatori quali sono i sacerdoti, e si esprime con parole e gesti. Il Mistero di Cristo è Parola, Cibo e Bevanda di vita eterna (Vangelo secondo Giovanni, Gv 6) e diventa nutrimento dell'uomo. Tramite la Parola e lo Pneuma, Cristo comunica la linfa della vita spirituale. Si tratta di un legame fisico, perché la Chiesa è una comunità di carne e sangue; tra la Chiesa e il Cristo sussiste una reale unità fisica che va rinnovata nello spazio e nel tempo, fino alla seconda venuta (parousìa) dello Sposo, il Cristo stesso. Scrive Casel, nell'opera Il mistero dell'Ecclesia: "Qual abissale profondità della natura divina ci è aperta attraverso Gesù Cristo! solo così possiamo comprendere del tutto cosa significhi «Dio è amore» (Prima lettera di Giovanni, 1 Gv 4,16) . Questa eterna generazione d'amore ci è rivelata; a noi [...] è dato di scrutare in questo abisso, addirittura di penetrarvi, di lasciarci trascinare dalla corrente dell'agape eterna, anzi di lasciarla scorrere attraverso di noi; ci è dato di esser presenti quando il Padre genera il Figlio e il Figlio ama il Padre; ancor di più: possiamo inserirci in questo flusso d'amore e così, nel Figlio, farci generare a figli e figlie di Dio nella potenza di Dio Padre". Questa incorporazione dell'uomo in Cristo avviene tramite il Battesimo, la Cresima, l'Eucaristia (in particolare); ma tutti sacramenti vengono dal Mistero di Cristo.
Il 'mistero' del culto è conseguenza e applicazione del 'Mistero'. Nel 'mistero' v'è un duplice aspetto che esprime la condizione della Chiesa sulla terra, il già e il non-ancora, il nascondimento e, al tempo stesso, la rivelazione. Ciò che in Cristo era visibile passa, qui e ora, nel 'mistero'. Se nella pienezza dei tempi la presenza dello Sposo era 'fisico-sensibile', qui e ora è presenza 'fisico-misterica', e avviene attraverso il rinnovare e ripresentare l'azione salvifica da parte della Sposa (la Chiesa): sono le nozze mistiche dell'Agnello di Dio a esser celebrate nel 'mistero', in cui la Sposa custodisce lo Sposo, adornandolo nella liturgia, e restituendogli l'amore. Così il vecchio Adamo, diventa uomo nuovo in Cristo.
La parte più rivoluzionaria del capolavoro di Casel è forse contenuta in questo passaggio: "Così l'intera Chiesa e tutti i suoi ordini hanno collaborato all'adornamento liturgico del mistero, ciascuno a proprio modo, secondo il proprio carisma, tutti basati sul fondamento della propria interiore partecipazione alla liturgia misterica [...] da ciò deriva che la Chiesa tutta quanta, e non soltanto il clero, deve partecipare attivamente alla liturgia. Ciascuno conformemente al sacro ordinamento, nel grado e nella misura per lui stabiliti, al posto a lui assegnato. Tutte le membra sono collegate in modo fisico-sacramentale con il capo che è Cristo. Ogni credente, a motivo del carattere sacramentale ricevuto con il Battesimo e con la Cresima, prende parte al sacerdozio di Cristo".

Opere

Pubblicazioni fino al 1948
Odo Casel, "Das Gedächtnis des Herrn in der altchristlichen Liturgie: Die Grundgedanken des Messkanons", 1910
Odo Casel, "De philosophorum graecorum silentio mistico" , 1919 (opera citata)
Odo Casel, "Die liturgie als Mysterienfeier", 1922
Odo Casel, "Das christliche Kultmysterium", 1932, prima edizione (opera citata)
Odo Casel, "Das christliche Festmysterium", 1941
Odo Casel, "Glaube, Gnosis, Mysterium", 1941

Opere postume
Odo Casel, "Mysterium des Kommenden", 1952
Odo Casel, "Vom wahren Menhenbild: Vortrage" , 1953
Odo Casel, "Mysterium des Kreuzes, o. J.", 1954
Odo Casel, "Mysterium der Ekklesia: Von der Gemeinschaft aller Erlösten in Christus Jesus. Aus Schriften und Vorträgen", 1961 , prima edizione (opera citata)
Odo Casel, "Vom spiegel als Symbol aus nachgelassenen Schriften", 1961

Bibliografia
Odo Casel, "Das christliche Kultmysterium" , Pustet, Regensborg, 1960, quarta edizione, (traduzione italiana "Il mistero del culto cristiano" , Borla, Torino, 1966)
Odo Casel, idem (traduzione francese "Le mystère du culte richesse du mystère du Christ" , Ed. du Cerf, Paris, 1964, seconda edizione)
Odo Casel, "Mysterium der Ekklesia" , Matthias-Grünewald-Verlag, Mainz, 1965 (trad. it. "Il mistero dell'Ecclesia" , Città Nuova ed., Roma, 1965)

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Odo_Casel"

ARCHIVIO INIZIATIVE e PARTECIPAZIONI

Dario Coppola


Dario Coppola (Torino, 24 agosto 1965) è un animatore liturgico, docente, musicista e autore di testi italiano.


Indice

  • 1 Biografia
  • 2 Composizione di canti
  • 3 Composizione di testi per canti
  • 4 Collaborazioni musicali
  • 5 Libri
  • 3 Voci correlate
  • 4 Riconoscimenti

Biografia

Nato a Torino il 24 agosto 1965, nel quartiere 1 denominato Crocetta e battezzato nella chiesa di San Secondo, ha trascorso l'infanzia nel quartiere di Borgo San Paolo trasferendosi poi nella zona Lingotto-Mercati Generali corrispondente ora al Borgo Filadelfia di Torino, dove è entrato fin da bambino nella vita della Parrocchia Madonna delle Rose. Qui ha partecipato, in particolare, alle attività musicali, dal 1976, entrando nel coro dei bambini come corista e solista.

Dal 1980 al 1982 ha fatto parte del Complesso vocale polifonico Musica Laus diretto dal domenicano Padre Luigi Mulatero, del quale è divenuto discepolo e poi sostituto cantore e organista fino al 1984; in questa circostanza, nel 1980, ha fatto anche parte, come corista, del cast dell'opera teatrale di Pier Paolo Pasolini Calderon, in scena al Carignano di Torino per la regia di Giorgio Pressburger.

Dal 1984 al 2007 ha svolto il servizio di organista-cantore titolare e direttore delle assemblee liturgiche a: Madonna delle Rose di Torino; a Firenze, dove ha vissuto un anno a San Marco emettendo la professione temporanea per cinque anni e studiando alla scuola dei Padri Domenicani, in particolare alla scuola del Padre Tito Centi e del francescano Padre Lino Randellini; ha studiato dizione con Franco Scandurra e Fernando Bibollet; nella città di Chieri (TO) ha vissuto a San Domenico studiando Filosofia e Teologia, e ha inoltre lavorato, dal 1987 al 1991, nel Duomo (Santa Maria della Scala), con la Commissione Liturgica e con i Gruppi Famiglia, accanto a Mons. Gianni Carrù.

Nel 1988, si è occupato della pastorale giovanile e liturgica nella Parrocchia San Cristoforo di Vercelli, allora retta dai Padri Domenicani. Ha frequentato, proprio in quegli anni, la FIST di Torino, studiando Liturgia col domenicano Padre Valerio Ferrua, col quale ha approfondito lo studio dell'opera di Odo Casel, e l'Istituto di Musica e Liturgia della Diocesi di Torino, alla scuola di Padre Eugenio Costa jr. e Don Domenico Mosso, partecipando anche agli stages estivi in Trentino Alto Adige con il camilliano Padre Giovanni Maria Rossi e con Don Marco De Florian.

Dal 1991 ha ripreso la sua attività di direzione musicale, per volontà dell'allora Priore della Comunità dei Frati Domenicani di Madonna delle Rose a Torino, Padre Mannes Calcaterra, continuando così la collaborazione col Parroco Padre Giovanni Allocco fino al 2006.

Nel contempo, dal 1992-93, è stato obiettore di coscienza per la Caritas diocesana e ha svolto il servizio civile nel quartiere Falchera di Torino occupandosi, con la direzione di Don Sergio Baravalle e di Fr. Jean Marcel Tefnin, di progetti per la promozione umana dei minori a rischio, lavorando con le agenzie del territorio, in particolare con la Circoscrizione 5, i Servizi Sociali, la Biblioteca Civica Falchera e la Parrocchia Gesù Salvatore. Dal 1993 al 1996 ha collaborato col giornale di quartiere "Gente di Falchera".

Nel 1995 ha pubblicato il libro "Per una nuova scelta" per l'editore Maremmi di Firenze.
Nel 1996 ha scritto, sulla vita culturale cittadina, per la testata "Corriere di Torino e dintorni" dell'editore Giovanni Cordero, diretta da Ennio Pedrini, realizzando interviste e curando la rubrica Religione e Società.

Dal 1997 al 2007 ha diretto la corale della Parrocchia Madonna delle Rose di Torino.

Dal 2007 al 2009 ha collaborato per l'animazione liturgica, a Torino, nella chiesa del Monte dei Cappuccini e nella Cappella del CTO e, a Venezia, nella Basilica SS. Giovanni e Paolo, dove ha effettuato anche attività concertistiche. Svolge tuttora a Torino le mansioni di direttore dell'assemblea e organista-cantore nella chiesa di Santa Teresa d'Avila (dal 2011), nella parrocchia di San Giorgio Martire (dal 2008) e, periodicamente, nella parrocchia dei Frati Domenicani di Santa Maria di Castello a Genova (dal 2009).

E' organista della parrocchia della Crocetta, Beata Vergine delle Grazie (dal 2010), retta dal vescovo ausiliare di Torino Mons. Guido Fiandino. Collabora dal 2011, occasionalmente, come organista e animatore liturgico a Torino anche con la chiesa dell'Ospedale Molinette, la parrocchia Gesù Adolescente e quella della Natività di Maria Vergine di Pozzo Strada. Ha composto vari testi e canti per le assemblee liturgiche, fra i quali ricordiamo Inno alla Madonna delle Rose (2002) e Inno a San Giorgio martire (2010) scritto in collaborazione con l'organista Stefano Marino.

Nel 2012 partecipa al programma televisivo di Rai 5 "Road italy" con Claudio De Tommasi.

Nel 2013, come figurante speciale, interpreta il ruolo di un sacerdote per la fiction di Rai 1 "Qualunque cosa succeda" diretta da Alberto Negrin, con Pierfrancesco Favino, sull'omicidio dell'avvocato Ambrosoli. Nello stesso anno collabora con International Observatory for Victims of Violence per l'Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Torino e partecipa al progetto #Sosbullismo con For Music TV, struttura della storica televisione piemontese Quartarete TV diretta da Darwin Pastorin.

Composizione di canti

  • Oh Signore (1978)
  • In Comunità (1991)
  • Gloria (1995)
  • Dona ai nostri cuori (1996)
  • Ricomincio da Dio (1997)
  • Dio mio (1998)
  • Alleluia 2000 (1999)
  • Alleluia 1977 "dei cinque sensi" (2001)
  • Inno alla Madonna delle Rose (2002) in collaborazione col CPP, con omaggio, in tre strofe, alla memoria di un'omelia, adattata in versi, del priore M. M. Calcaterra (1924- 2001)
  • Servo del Signore (2006)
  • Vivi (2007) in collaborazione con G. Guccione
  • Gli altri (2007)
  • Inno del Quintiliano (2010)
  • Inno a san Giorgio (2010) in collaborazione con S. Marino
  • Noi attingeremo (2011)
  • Beati (2013)
  • Symbolum '13 (2013) con G. Galloni
  • Innamoratevi di Lui (2014) inno per s. Teresa

Composizione di testi per canti

1998 sedici strofe aggiuntive, su commissione, per "Luce del mondo" (M. Rossi)

2000 traduzione libera e adattamento del ritornello di "El Senyor és la meva força" (Taizé)

2001 adattamento del testo e della musica per un "Santo" brasiliano (Salvador de Bahia)

2002 traduzione libera e adattamento di "Alleluia Gospel Acclamation" della GMG di Toronto (G. Magirescu)

2002 traduzione libera e adattamento del "Kyrie" della GMG Toronto (T. Shannon)

2003 traduzione libera di "Jesus Christ, you are my life" della GMG Roma (M. Frisina)

2003 traduzione libera e adattamento delle strofe del Salmo 122 per "Quale gioia" (J. Bagniewski )

2004 adattamento del testo per un "Santo" (peruviano)

2006 sei strofe aggiuntive, su commissione, per "Volto dell'uomo" (D. Machetta)

Collaborazioni musicali

1987: autore dell'armonizzazione dell'"Inno al Beato Angelico" (F. Sbaffoni), in collaborazione con B. Uvini, per il Convento S. Marco di Firenze.

2005: autore della musica e dell'armonizzazione di "Il cane del Signore" (testo di R. Grazzi - C. Tarantino) per la Fraternita S. Maria delle Rose del Terz'Ordine Domenicano di Torino.

Libri

"Per una nuova scelta", Maremmi editore (1995)

Voci correlate (su Wikipedia)

  • Corriere di Torino
  • Giorgio Balmas

Riconoscimenti

  • La Banda G. B. Pergolesi di Quartucciu ha chiesto di eseguire alla festa patronale l'"Inno a San Giorgio", nel 2013, con l'elaborazione per coro e banda di Alberto Cintoli.

"Sono stato onorato di ricevere recentemente dal grande Domenico Machetta alcune pubblicazioni e CD, con tanto di dedica. Grazie a lui per i testi e le sue musiche inconfondibili che ci ha donato in tanti anni. Con molta stima e riconoscenza!"

Dario Coppola

La Stampa dedica un articolo alla Festa della Filosofia

SE IL FILOSOFO E' RINO GAETANO

Benvenuti alla festa della filosofia dove la speculazione non teme l'urto del concreto e del pragmatico, si lascia inquietare, riflette su cose che appartengono al mondo e alla vita. Benvenuti nel luogo dove, per una volta almeno, accanto a Kant e Hegel e Nietzsche, vengono allineati, come esempio di pensatori, i Beatles e i Pink Floyd, Harry Potter e lo Stanley Kubrick di Arancia Meccanica. E persino quel folletto un po' strampalato di Rino Gaetano. L'appuntamento è per oggi alle 14.30 al Liceo Giusti di piazza Vittorio 13 che, per la disponibilità del preside Davide Onida, si trasforma in "multisala della conoscenza" prestando dieci aule a dieci dibattiti organizzati in occasione della Festa della Filosofia 2008. A guidare l'evento, un comitato che fa capo al prof. Fulvio Salza, docente di Estetica all'Università di Torino, composto da ricercatori, studiosi e docenti inpegnati nel favorire un dialogo tra le discipline filosofiche e altri campi del sapere: arte, religione, psicologia, pensiero orientale, ma anche cinema, rock, pop culture e pop music.

ALLA FESTA DELLA FILOSOFIA CON KANT C'E' RINO GAETANO

Perché, come sostiene Salza, "la filosofia non è quella materia algida e astratta che molti pensano" e la contaminazione con altri linguaggi non ne sminuisce né il senso né la forza. Lui, per esempio, ha scelto di parlare, oggi, da filosofo, del "buon uso dei fantasmi" analizzando quattro famosi racconti: atmosfere gotiche che si stemperano nell'approfondimento portando il lettore-ascoltatore a considerare gli "spiriti" non tanto come paradigmatiche entità persecutorie, ma come elementi positivi, esempi d'un nesso di relazione e di comunità tra vivi e morti.Chi si ricorda della musica satanica che, nell'allarme di alcuni, era portatrice di subliminali messaggi luciferini?Dario Coppola, docente di storia delle religioni nei licei, va controcorrente e parla alla Festa - con l'appoggio d'una band che suonerà dal vivo - di "rock e spiritualità" proponendo una rilettura del legame Uomo-Dio nei testi di alcuni artisti pop e rock dagli Anni Sessanta a oggi. Ecco, allora, i Pink Floyd che inseriscono nelle strofe d'un loro pezzo la rielaborazione del celeberrimo Salmo XXII: "Il Signore è il mio pastore, nulla mi mancherà... con lucenti coltelli mi solleva l'anima". "E a loro - spiega Coppola - fanno eco i Beatles con testi che sono una foresta di simboli: 'Let it be', per esempio - oltre alla notissima 'My sweet Lord' -, in cui si riprende lo stesso salmo biblico aggiungendo un riferimento a Madre Maria che 'viene da me con parole di saggezza e nell'ora dell'oscurità mi sta davanti'".Religiosità, un filo rosso che unisce anche molte canzoni italiane: da De André, a Battiato sino a Rino Gaetano che scandisce "se c'è Dio ci sono anch'io"."Ci sono più cose tra terra e cielo che nella tua filosofia" dice Amleto all'amico Orazio. E' una frase che vuol indicare quanto sia arduo il tentativo d'imprigionare la realtà in una gabbia di concetti, ma che, spesso, diventa lasciapassare per un fiume di confuso misticismo. Anche su quest'aspetto della spiritualità si muove l'indagine del professore di filosofia Luca Debarbieri che, con Clara Speranza e Stefania Todde, terrà, al Giusti, una conferenza-dibattito dedicata a "Visioni d'Oriente": "Oggi la gente ha bisogno d'una via di fuga e la cerca spesso nella contemplazione di quell''Altro' che interpella e sfida il pensiero occidentale". E la banalizzazione, il rifugio in quella sorta di supermarket del mistico dove si affollano maldigerite pratiche religioso-ascetico-contemplative giunte da lontano? "L'erba altrui è sempre più verde. Un esempio è rappresentato dal Libro dei Ching: contiene profondi testi taoisti filtrati attraverso un'interpretazione buddista. Oggi, dai più, viene consultato alla stregua d'un oroscopo".
Renato Rizzo
Questo articolo è tratto da
LA STAMPA del 25/05/2008 (Cronaca di TORINO)

consultare anche
http://www.rilettura.blogspot.com/
http://azionedelpopolo.blogspot.com/2008_05_01_archive.html